La scorsa settimana i ministri Calenda e Galletti hanno ufficialmente controfirmato il decreto contenente la nuova SEN (Strategia Energetica Nazionale ). Il testo può essere reperito qui: SEN2017.pdf .
Come riportato dai maggiori mezzi d'informazione elemento più significativo del documento è l'indicazione dello stop di tutte le centrali a carbone in Italia entro il 2025.
Si tratta di un passo avanti significativo, poichè per la prima volta si indica una data limite, anche se varie prese di posizione di associazioni in difesa dell'ambiente ed esperti del clima indicano come gli obbiettivi indicati nel documento sono ancora insufficienti a limitare i devastanti effetti del cambiamento climatico.
Naturalmente il 2025 è una data limite, ed è auspicabile che si proceda alla chiusura delle centrali a carbone a partire da quelle più vetuste, e Monfalcone vanta la seconda centrale a carbone più vecchia d'Italia (dopo quella di Fusina a Mestre).
Auspichiamo quindi che già nei prossimi mesi dalle parole si passi ai fatti, fissando per ogni impianto una data limite e un programma di dismissione in grado di coniugare bonifica e riutilizzo dei siti delle centrali e tutela dei lavoratori.
Comitato nato per adesione pesonale di cittadini contrari alla conversione della centrale elettrica di monfalcone al carbone
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martedì 14 novembre 2017
lunedì 22 maggio 2017
CNR: analisi conoscitiva indagine ambientale alle emissioni ed immissioni
Il Comune nella persona del'assessore Cauci il 17 maggio ha presentato alle associazioni ambientaliste e ai comitati di rione i risultati dello studio del CNR di cui avevamo parlato in un post precedente.
Nonostante la precisa richiesta lo studio non è però ancora reperibile sul sito del Comune ne altrove (almeno ad una ricerca google).
Visto che a nostro avviso la trasparenza è fondamentale siamo riusciti ad ottenere il documento in questione e lo rendiamo pubblico:
CNR parte1
CNR parte2
Nonostante la precisa richiesta lo studio non è però ancora reperibile sul sito del Comune ne altrove (almeno ad una ricerca google).
Visto che a nostro avviso la trasparenza è fondamentale siamo riusciti ad ottenere il documento in questione e lo rendiamo pubblico:
CNR parte1
CNR parte2
lunedì 15 maggio 2017
E la UE partorì il topolino...
più volte su questo blog abbiamo espresso i nostri dubbi sulla possibilità che le nuove BREF/BAT potessero costituire il punto di svolta in grado di portare alla chiusura della centrale di Monfalcone.
Il 28 Aprile i rappresentanti dei paesi membri della UE hanno approvato a maggioranza le nuove regole sulle emissioni degli impianti termoelettrici (Riportiamo il link ad un articolo che tratta la questione: www.qualenergia.it/articoli/ )
L'elemento che salta agli occhi è che l'entrata in vigore è rinviata al 2021 e, visto come è andata con le precedenti BREF/BAT elaborate nel 2006, è probabile che poi ci vorranno ancora degli anni prima che questi limiti vengano recepiti dalla legislazione italiana.
Poi naturalmente sono possibili delle proroghe specifiche nelle AIA dei singoli impianti... come già avvenuto con l'AIA del 2014 attualmente in vigore che aveva dato tempo fino al 31/12/2015 alla centrale di Monfalcone per installare i denitrificatori.
E' facile immaginare che su queste basi questi nuovi limiti di emissione non interesseranno la centrale di Monfalcone prima della scadenza dell'AIA attuale nel 2025.
Ma anche se così fosse da una prima analisi del documento che illustra i nuovi limiti dei "principali inquinanti" (NOx 150mg/mc; SOx 130mg/mc) si direbbe che la centrale di Monfalcone non avrebbe grossi problemi a continuare l'attività.(I limiti sono contenuti nel documento in forma di bozza scaricabile qui: /LCP_FinalDraft_06_2016.pdf )
Quello che non possiamo che ripetere è che il punto centrale rimane l'intollerabile emissione di gas serra da parte della centrale, un aspetto che le BREF/BAT non prendono nemmeno in considerazione.
Se il nostro paese desse attuazione agli impegni internazionali che si è assunto nelle varie conferenze internazionali sul clima volte a salvare il pianeta le centrali a carbone dovrebbe essere immediatamente chiuse . Peccato che i nostri governanti siano totalmente assorbiti dal decidere se è lecito sparare alla schiena di un ladro di mele solamente di notte... o anche di giorno...
Il 28 Aprile i rappresentanti dei paesi membri della UE hanno approvato a maggioranza le nuove regole sulle emissioni degli impianti termoelettrici (Riportiamo il link ad un articolo che tratta la questione: www.qualenergia.it/articoli/ )
L'elemento che salta agli occhi è che l'entrata in vigore è rinviata al 2021 e, visto come è andata con le precedenti BREF/BAT elaborate nel 2006, è probabile che poi ci vorranno ancora degli anni prima che questi limiti vengano recepiti dalla legislazione italiana.
Poi naturalmente sono possibili delle proroghe specifiche nelle AIA dei singoli impianti... come già avvenuto con l'AIA del 2014 attualmente in vigore che aveva dato tempo fino al 31/12/2015 alla centrale di Monfalcone per installare i denitrificatori.
E' facile immaginare che su queste basi questi nuovi limiti di emissione non interesseranno la centrale di Monfalcone prima della scadenza dell'AIA attuale nel 2025.
Ma anche se così fosse da una prima analisi del documento che illustra i nuovi limiti dei "principali inquinanti" (NOx 150mg/mc; SOx 130mg/mc) si direbbe che la centrale di Monfalcone non avrebbe grossi problemi a continuare l'attività.(I limiti sono contenuti nel documento in forma di bozza scaricabile qui: /LCP_FinalDraft_06_2016.pdf )
Quello che non possiamo che ripetere è che il punto centrale rimane l'intollerabile emissione di gas serra da parte della centrale, un aspetto che le BREF/BAT non prendono nemmeno in considerazione.
Se il nostro paese desse attuazione agli impegni internazionali che si è assunto nelle varie conferenze internazionali sul clima volte a salvare il pianeta le centrali a carbone dovrebbe essere immediatamente chiuse . Peccato che i nostri governanti siano totalmente assorbiti dal decidere se è lecito sparare alla schiena di un ladro di mele solamente di notte... o anche di giorno...
lunedì 3 aprile 2017
9 richieste alla Cisint
Riportiamo il documento elaborato assieme Legambiente nel quale sintetizziamo la nostra posizione in merito al futuro della centrale e le nostre richieste all'amministrazione comunale:
Monfalcone libera dal carbone! Accelerare il processo di dismissione dell’impianto di proprietà di A2A e lavorare ad un Piano di riconversione industriale credibile
Premessa
Il Comitato NO Carbone Isontino ed il circolo di Legambiente “Ignazio Zanutto”, ritenendo non accettabile il protrarsi dell'attività della centrale a carbone di Monfalcone fino al 2025 (data di scadenza dell'Autorizzazione Ambientale Strategica - AIA), giudicano necessario studiare tutte le soluzioni idonee ad accelerare il processo di dismissione; ripropongono pertanto, come già sostenuto in passato, la necessità di trovare un accordo che tenga conto, sia delle questioni ambientali legate all'utilizzo del carbone, che quelle economiche e sociali del territorio.
Si elencano, di seguito, alcune considerazioni, le criticità più evidenti, le iniziative da intraprendere, secondo le scriventi associazioni, da parte dell’Amministrazione comunale:
Il “rischio 2025”
La revisione dell’AIA, possibile in caso di adeguamenti normativi più restrittivi a carico delle emissioni degli impianti industriali, rimane molto incerta. Ad oggi, infatti, non vi è alcuna certezza relativamente all'ipotesi che, in tempi ragionevoli, nuovi e più stringenti limiti alle emissioni della centrale vengano introdotte nella legislazione italiana a seguito delle decisioni prese a livello di Unione Europea ( nuove BAT/BREF ).
Al momento attuale l’unico atto normativo che va in questo senso è contenuto nel PER (Piano Energetico Regionale) del 2015, che indica, in modo inequivoco, la volontà di “superare l’utilizzo del carbone” quale combustibile utilizzato nella centrale di Monfalcone. Indicazione che però non si è ancora tradotta in alcun atto concreto.
Lo “Stato dell’impianto e il Tavolo tecnico”
Allo stato attuale, crediamo che vadano affrontate le problematiche più urgenti inerenti all'esercizio dell'impianto:
· I carbonili scoperti che continuano a disperdere minerale nell'ambiente al verificarsi di eventi atmosferici (vento o forti piogge).
· L'ingente presenza di amianto (come indicato dall'AIA 2014) nei gruppi 1 e 2; amianto che può essere disperso in caso di rotture e incidenti (eventi non improbabili in un impianto vecchio di 50 anni) .
Per attuare queste misure è evidente la necessità di una interlocuzione con A2A Energie Future. In questo senso riteniamo ancora fondate le critiche che avevamo posto a suo tempo in merito all’efficacia del "Tavolo Tecnico Ambientale", che non era stato in grado nemmeno di portare a conoscenza dei cittadini la proroga della scadenza dell'AIA al 2025.
Il “rischio cessione”
Preoccupa la possibilità che un impianto oggettivamente obsoleto come quello di Monfalcone possa essere venduto a “società pirata” interessate unicamente ad ottenere il massimo profitto dalla produzione di energia a basso costo, magari sfruttando interpretazioni normative, per poi sparire lasciando un fardello di disoccupazione e degrado del sito.
Un “Piano di Riconversione industriale”
Riteniamo prioritaria la stesura di un piano di riconversione industriale che garantisca per quanto possibile il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, assicuri la bonifica del sito e promuova l’inserimento di attività produttive compatibili con le aree abitate circostanti, oltre che in linea con le politiche ambientali promosse dalle convenzioni internazionali, sottoscritte anche dal nostro Paese, quali quelle scaturite dalla Cop 21 di Parigi 2015.
La Regione FVG deve recuperare il ritardo ed istituire un tavolo di concertazione per ipotizzare una exit strategy dal carbone entro pochi anni, individuando elementi concreti per la riconversione dell’area partendo dallo studio prodotto nel 2014 dalla Provincia di Gorizia, in buona parte mutuato dalle proposte presentate allora da Legambiente, che prevedeva, tra le altre cose, la creazione di un centro di ricerca applicata sulle energie rinnovabili e per la mobilità sostenibile favorendo l’insediamento di imprese operanti nel settore, un parco fotovoltaico e la bonifica dell’intera area.
Da valutare la sostenibilità di una centrale a gas naturale di piccole dimensioni, che potrebbe servire a coprire l'intermittenza delle rinnovabili e a garantire tempestivamente richieste elevate di elettricità.
Riteniamo utile segnalare il virtuoso esempio messo in campo da ENEL che, con il progetto FUTUR-E, ha lanciato una serie di bandi pubblici per progetti di riqualificazione di alcune sue centrali dimesse. Tale modalità, in linea di massima, potrebbe essere riproposta anche a Monfalcone.
Merita un commento la notizia dell’assegnazione ad una giovane laureata di una borsa di ricerca per il progetto ‘La conversione della centrale di Monfalcone a polo delle energie rinnovabili: tale iniziativa non può rimanere un fatto episodico e, soprattutto, non può costituire un’operazione di “greenwashing” da parte di A2A.
La “Bonifica”
Lo stato di obsolescenza, la tipologia dell’impianto e le sue dimensioni fanno ipotizzare ingentissimi costi di smantellamento e bonifica, costi imputabili a carico della società “A2A Energie Future s.p.a.”. Preoccupano i risvolti relativi alla disponibilità economica dell’azienda per sostenere tali oneri e, conseguentemente, i tempi di completamento della bonifica.
Si potrebbero così creare nuovi posti di lavoro e assorbire almeno in parte il personale della centrale dopo adeguata riqualificazione.
Al momento della cessione della centrale ad “A2A Energie Future s.p.a.” (giugno 2016), per quanto a nostra conoscenza, erano 124 i dipendenti di A2A impiegati nella centrale, ai quali vanno aggiunte varie decine di lavoratori di ditte esterne in appalto.
I “Controlli”
Vorremmo richiamare l'attenzione dell'amministrazione sul suo dovere di vigilanza e protezione dei cittadini, attraverso la verifica puntuale degli atti degli enti preposti alle verifiche ambientali (ARPA, ISPRA), del Ministero dell'Ambiente, della stessa A2A Energie Future. Ricordiamo che nell'ambito dei controlli AIA svolti da ISPRA nel 2014 sono emerse violazioni ambientali (successivamente sanate) che hanno portato alla segnalazione delle stesse all’autorità giudiziaria, senza che la notizia divenisse di pubblico dominio.
Tutto ciò premesso,
Chiediamo al Sindaco di Monfalcone
1) L’istituzione di una commissione di esperti per valutare la possibilità di richiedere la revisione dell’AIA secondo la legislazione vigente
2) Di attivarsi nei confronti della Regione affinché questa stabilisca un percorso con tappe prestabilite e tempi certi per la piena attuazione del PER nella parte riguardante la centrale di Monfalcone e per l’istituzione di tavolo per “Un piano di riconversione industriale”
3) Di attivarsi nei confronti di “A2A Energie Future” ed il Ministero dell’Ambiente per ottenere le garanzie economiche per le opere di dismissione e bonifica della centrale
4) Di attivarsi con ARPA e Azienda Sanitaria per conoscere quale sia la situazione dei suoli e l'eventuale contaminazione delle aree interessate, nel recente passato, allo stoccaggio dell’olio combustibile
5) Di attivarsi per assicurare che la dispersione di polvere di carbone dai carbonili e il rischio di dispersione di amianto in caso di incidente vengano scongiurati
6) Di conoscere se il “TAVOLO TECNICO AMBIENTALE per il monitoraggio della centrale termoelettrica” con A2A sia ancora attivo e, se ed eventualmente, quali misure intende adottare per renderlo efficace
7) Di vigilare sugli atti prodotti dagli enti di controllo (Ministero Ambiente, ARPA, ISPRA) e dalla stessa A2A Energie Future (Piano di Monitoraggio e Controllo annuale) e dare tempestiva informazione ai cittadini di tutti gli elementi di pubblico interesse
8) Di sollecitare, in collaborazione con l’ARPA ed Azienda Sanitaria, verifiche, anche non annunciate, nella centrale elettrica, al fine di verificare l’effettivo stato di funzionamento, di efficienza e sicurezza dell'impianto
9) Di ipotizzare una proposta di massima sul futuro dell’area della centrale elettrica, valutando l’opportunità di adottare le proposte formulate da Legambiente nel 2013 e dalla Provincia di Gorizia l’anno successivo
Monfalcone libera dal carbone! Accelerare il processo di dismissione dell’impianto di proprietà di A2A e lavorare ad un Piano di riconversione industriale credibile
Premessa
Il Comitato NO Carbone Isontino ed il circolo di Legambiente “Ignazio Zanutto”, ritenendo non accettabile il protrarsi dell'attività della centrale a carbone di Monfalcone fino al 2025 (data di scadenza dell'Autorizzazione Ambientale Strategica - AIA), giudicano necessario studiare tutte le soluzioni idonee ad accelerare il processo di dismissione; ripropongono pertanto, come già sostenuto in passato, la necessità di trovare un accordo che tenga conto, sia delle questioni ambientali legate all'utilizzo del carbone, che quelle economiche e sociali del territorio.
Si elencano, di seguito, alcune considerazioni, le criticità più evidenti, le iniziative da intraprendere, secondo le scriventi associazioni, da parte dell’Amministrazione comunale:
Il “rischio 2025”
La revisione dell’AIA, possibile in caso di adeguamenti normativi più restrittivi a carico delle emissioni degli impianti industriali, rimane molto incerta. Ad oggi, infatti, non vi è alcuna certezza relativamente all'ipotesi che, in tempi ragionevoli, nuovi e più stringenti limiti alle emissioni della centrale vengano introdotte nella legislazione italiana a seguito delle decisioni prese a livello di Unione Europea ( nuove BAT/BREF ).
Al momento attuale l’unico atto normativo che va in questo senso è contenuto nel PER (Piano Energetico Regionale) del 2015, che indica, in modo inequivoco, la volontà di “superare l’utilizzo del carbone” quale combustibile utilizzato nella centrale di Monfalcone. Indicazione che però non si è ancora tradotta in alcun atto concreto.
Lo “Stato dell’impianto e il Tavolo tecnico”
Allo stato attuale, crediamo che vadano affrontate le problematiche più urgenti inerenti all'esercizio dell'impianto:
· I carbonili scoperti che continuano a disperdere minerale nell'ambiente al verificarsi di eventi atmosferici (vento o forti piogge).
· L'ingente presenza di amianto (come indicato dall'AIA 2014) nei gruppi 1 e 2; amianto che può essere disperso in caso di rotture e incidenti (eventi non improbabili in un impianto vecchio di 50 anni) .
Per attuare queste misure è evidente la necessità di una interlocuzione con A2A Energie Future. In questo senso riteniamo ancora fondate le critiche che avevamo posto a suo tempo in merito all’efficacia del "Tavolo Tecnico Ambientale", che non era stato in grado nemmeno di portare a conoscenza dei cittadini la proroga della scadenza dell'AIA al 2025.
Il “rischio cessione”
Preoccupa la possibilità che un impianto oggettivamente obsoleto come quello di Monfalcone possa essere venduto a “società pirata” interessate unicamente ad ottenere il massimo profitto dalla produzione di energia a basso costo, magari sfruttando interpretazioni normative, per poi sparire lasciando un fardello di disoccupazione e degrado del sito.
Un “Piano di Riconversione industriale”
Riteniamo prioritaria la stesura di un piano di riconversione industriale che garantisca per quanto possibile il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, assicuri la bonifica del sito e promuova l’inserimento di attività produttive compatibili con le aree abitate circostanti, oltre che in linea con le politiche ambientali promosse dalle convenzioni internazionali, sottoscritte anche dal nostro Paese, quali quelle scaturite dalla Cop 21 di Parigi 2015.
La Regione FVG deve recuperare il ritardo ed istituire un tavolo di concertazione per ipotizzare una exit strategy dal carbone entro pochi anni, individuando elementi concreti per la riconversione dell’area partendo dallo studio prodotto nel 2014 dalla Provincia di Gorizia, in buona parte mutuato dalle proposte presentate allora da Legambiente, che prevedeva, tra le altre cose, la creazione di un centro di ricerca applicata sulle energie rinnovabili e per la mobilità sostenibile favorendo l’insediamento di imprese operanti nel settore, un parco fotovoltaico e la bonifica dell’intera area.
Da valutare la sostenibilità di una centrale a gas naturale di piccole dimensioni, che potrebbe servire a coprire l'intermittenza delle rinnovabili e a garantire tempestivamente richieste elevate di elettricità.
Riteniamo utile segnalare il virtuoso esempio messo in campo da ENEL che, con il progetto FUTUR-E, ha lanciato una serie di bandi pubblici per progetti di riqualificazione di alcune sue centrali dimesse. Tale modalità, in linea di massima, potrebbe essere riproposta anche a Monfalcone.
Merita un commento la notizia dell’assegnazione ad una giovane laureata di una borsa di ricerca per il progetto ‘La conversione della centrale di Monfalcone a polo delle energie rinnovabili: tale iniziativa non può rimanere un fatto episodico e, soprattutto, non può costituire un’operazione di “greenwashing” da parte di A2A.
La “Bonifica”
Lo stato di obsolescenza, la tipologia dell’impianto e le sue dimensioni fanno ipotizzare ingentissimi costi di smantellamento e bonifica, costi imputabili a carico della società “A2A Energie Future s.p.a.”. Preoccupano i risvolti relativi alla disponibilità economica dell’azienda per sostenere tali oneri e, conseguentemente, i tempi di completamento della bonifica.
Si potrebbero così creare nuovi posti di lavoro e assorbire almeno in parte il personale della centrale dopo adeguata riqualificazione.
Al momento della cessione della centrale ad “A2A Energie Future s.p.a.” (giugno 2016), per quanto a nostra conoscenza, erano 124 i dipendenti di A2A impiegati nella centrale, ai quali vanno aggiunte varie decine di lavoratori di ditte esterne in appalto.
I “Controlli”
Vorremmo richiamare l'attenzione dell'amministrazione sul suo dovere di vigilanza e protezione dei cittadini, attraverso la verifica puntuale degli atti degli enti preposti alle verifiche ambientali (ARPA, ISPRA), del Ministero dell'Ambiente, della stessa A2A Energie Future. Ricordiamo che nell'ambito dei controlli AIA svolti da ISPRA nel 2014 sono emerse violazioni ambientali (successivamente sanate) che hanno portato alla segnalazione delle stesse all’autorità giudiziaria, senza che la notizia divenisse di pubblico dominio.
Tutto ciò premesso,
Chiediamo al Sindaco di Monfalcone
1) L’istituzione di una commissione di esperti per valutare la possibilità di richiedere la revisione dell’AIA secondo la legislazione vigente
2) Di attivarsi nei confronti della Regione affinché questa stabilisca un percorso con tappe prestabilite e tempi certi per la piena attuazione del PER nella parte riguardante la centrale di Monfalcone e per l’istituzione di tavolo per “Un piano di riconversione industriale”
3) Di attivarsi nei confronti di “A2A Energie Future” ed il Ministero dell’Ambiente per ottenere le garanzie economiche per le opere di dismissione e bonifica della centrale
4) Di attivarsi con ARPA e Azienda Sanitaria per conoscere quale sia la situazione dei suoli e l'eventuale contaminazione delle aree interessate, nel recente passato, allo stoccaggio dell’olio combustibile
5) Di attivarsi per assicurare che la dispersione di polvere di carbone dai carbonili e il rischio di dispersione di amianto in caso di incidente vengano scongiurati
6) Di conoscere se il “TAVOLO TECNICO AMBIENTALE per il monitoraggio della centrale termoelettrica” con A2A sia ancora attivo e, se ed eventualmente, quali misure intende adottare per renderlo efficace
7) Di vigilare sugli atti prodotti dagli enti di controllo (Ministero Ambiente, ARPA, ISPRA) e dalla stessa A2A Energie Future (Piano di Monitoraggio e Controllo annuale) e dare tempestiva informazione ai cittadini di tutti gli elementi di pubblico interesse
8) Di sollecitare, in collaborazione con l’ARPA ed Azienda Sanitaria, verifiche, anche non annunciate, nella centrale elettrica, al fine di verificare l’effettivo stato di funzionamento, di efficienza e sicurezza dell'impianto
9) Di ipotizzare una proposta di massima sul futuro dell’area della centrale elettrica, valutando l’opportunità di adottare le proposte formulate da Legambiente nel 2013 e dalla Provincia di Gorizia l’anno successivo
venerdì 24 marzo 2017
Io strano "monitoraggio in continuo" di ARPA
Nel novembre 2016 lamentavamo il fatto che sul sito di ARPA FVG i dati delle centraline che monitorano "in continuo" le emissioni dei due gruppi della centrale venivano presentati con le indicazioni dei limiti non aggiornate.
Vedi: nocarbone.blogspot.it/2016/11/ma-arpa-si-e-accorta-dei-nuovi-limiti.html
Verificando oggi (ma non sappiamo quando la modifica sia avvenuta, non passiamo la nostra vita sul sito di ARPA) all'indirizzo: www.arpaweb.fvg.it/ematmo/gmapsme.asp si può notare che i limiti sono stati aggiornati, e che clickando sul link "informazioni" si apre una pagina che spiega che i nuovi limiti sono entrati in vigore il 01-01-2016.
Anche se con un notevole ritardo tutto a posto dunque?
La cosa si fa interessante provando a clickare su "view" sotto la voce "serie temporali", ottenendo le tabelle che riassumiamo sotto in un'unica schermata.
Quello che si nota subito, ad esempio selezionando il periodo dal 23 febbraio al 23 marzo 2017 per l'unità 1 è che per gli ossidi di Azoto i dati sono presenti per tutti i 29 giorni presi in esame. Di questi per 12 giorni l'impianto risulta fermo, negli altri 17 giorni i valori di emissioni degli ossidi di Azoto sono sotto il limite previsto.
Se però si ripete l'operazione per gli ossidi di Zolfo e le Polveri si scopre che i dati mostrati si riferiscono solamente a 7 giornate, mentre la prima tabella mostra inequivocabilmente 17 giorni di funzionamento dell'impianto.
Ora le possibilità sono solo due:
>ARPA ha i dati mancanti ma non li mostra sul sito, e questo sarebbe grave dal punto di vista della trasparenza sui dati.
>Nei "giorni mancanti" le centraline non hanno funzionato, e poiché stiamo parlando di sole 7 rilevazioni valide su 17 giorni di funzionamento il monitoraggio "in continuo" previsto dall'AIA non viene in realtà effettuato.
Crediamo che le autorità preposte dovrebbe chiedere conto ad ARPA di questo fatto...
Vedi: nocarbone.blogspot.it/2016/11/ma-arpa-si-e-accorta-dei-nuovi-limiti.html
Verificando oggi (ma non sappiamo quando la modifica sia avvenuta, non passiamo la nostra vita sul sito di ARPA) all'indirizzo: www.arpaweb.fvg.it/ematmo/gmapsme.asp si può notare che i limiti sono stati aggiornati, e che clickando sul link "informazioni" si apre una pagina che spiega che i nuovi limiti sono entrati in vigore il 01-01-2016.
Anche se con un notevole ritardo tutto a posto dunque?
La cosa si fa interessante provando a clickare su "view" sotto la voce "serie temporali", ottenendo le tabelle che riassumiamo sotto in un'unica schermata.
Quello che si nota subito, ad esempio selezionando il periodo dal 23 febbraio al 23 marzo 2017 per l'unità 1 è che per gli ossidi di Azoto i dati sono presenti per tutti i 29 giorni presi in esame. Di questi per 12 giorni l'impianto risulta fermo, negli altri 17 giorni i valori di emissioni degli ossidi di Azoto sono sotto il limite previsto.
Se però si ripete l'operazione per gli ossidi di Zolfo e le Polveri si scopre che i dati mostrati si riferiscono solamente a 7 giornate, mentre la prima tabella mostra inequivocabilmente 17 giorni di funzionamento dell'impianto.
Ora le possibilità sono solo due:
>ARPA ha i dati mancanti ma non li mostra sul sito, e questo sarebbe grave dal punto di vista della trasparenza sui dati.
>Nei "giorni mancanti" le centraline non hanno funzionato, e poiché stiamo parlando di sole 7 rilevazioni valide su 17 giorni di funzionamento il monitoraggio "in continuo" previsto dall'AIA non viene in realtà effettuato.
Crediamo che le autorità preposte dovrebbe chiedere conto ad ARPA di questo fatto...
giovedì 2 febbraio 2017
A2A in Montenegro: quando il carbone fa male... al portafoglio...
Ci sembra utile segnalare la vicenda della miniera di lignite e dalla annessa centrale elettrica di Pljevlja in Montenegro, nella quale A2A S.p.A. (ricordiamo: azienda pubblica posseduta al 51% dai comuni di Milano e Brescia) ha ingentemente investito tramite la partecipata Epcg.
Si tratta di impianti vetusti e altamente inquinanti, che si stanno rivelando un pessimo investimento.
La stampa nazionale ha riportato nei mesi scorsi che le perdite di A2A dovute a questo investimento ammontano a 200 milioni di euro, e pare che ora l'azienda stia studiando il modo di "uscire" dal carbone montenegrino per limitare i danni.
Abbiamo sempre affermato che produrre elettricità con il carbone è conveniente solo se non si mettono in conto gli ingenti costi sociali e ambientali che le aziende produttrici scaricano sulla collettività.
A quanto pare l'avventura di A2A in Montenegro dimostra che qualche volta nemmeno questo è sufficiente.
Per maggiori informazioni:
l'articolo di Lorenzo Bagnoli su Lettera43
http://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2016/11/06/montenegro-una-oligarchia-nutrita-anche-dallitalia/204644/
La notizia dell'arresto del CFO della partecipata Epcg e la reazione di A2A
http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/arrestato-dirigente-a2a-montenegro-carbone
alcuni articoli in inglese a cura della ONG montenegrina Green Home
http://www.greenhome.co.me/index.php?IDSP=914&jezik=eng
http://www.greenhome.co.me/index.php?IDSP=913&jezik=eng
Si tratta di impianti vetusti e altamente inquinanti, che si stanno rivelando un pessimo investimento.
La stampa nazionale ha riportato nei mesi scorsi che le perdite di A2A dovute a questo investimento ammontano a 200 milioni di euro, e pare che ora l'azienda stia studiando il modo di "uscire" dal carbone montenegrino per limitare i danni.
Abbiamo sempre affermato che produrre elettricità con il carbone è conveniente solo se non si mettono in conto gli ingenti costi sociali e ambientali che le aziende produttrici scaricano sulla collettività.
A quanto pare l'avventura di A2A in Montenegro dimostra che qualche volta nemmeno questo è sufficiente.
Per maggiori informazioni:
l'articolo di Lorenzo Bagnoli su Lettera43
http://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2016/11/06/montenegro-una-oligarchia-nutrita-anche-dallitalia/204644/
La notizia dell'arresto del CFO della partecipata Epcg e la reazione di A2A
http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/arrestato-dirigente-a2a-montenegro-carbone
alcuni articoli in inglese a cura della ONG montenegrina Green Home
http://www.greenhome.co.me/index.php?IDSP=914&jezik=eng
http://www.greenhome.co.me/index.php?IDSP=913&jezik=eng
martedì 6 dicembre 2016
Se 2 milioni di tonnellate di CO2 vi sembran poche...
Sul sito di A2A Energie Future è stata finalmente pubblicata la Dichiarazione Ambientale della centrale di Monfalcone relativa all'anno 2015.
E' reperibile al seguente link:
http://www.a2aenergiefuture.eu/gruppo/cms/ene/sostenibilita/dichiarazioni-ambientali/
Come sempre si tratta di un documento che merita un'analisi poiché riporta nel dettaglio i dati su energia prodotta, emissioni, combustibile, ecc...
Ecco quindi che veniamo a sapere che nel 2015 la centrale ha bruciato 870.000 tonnellate di carbone per immettere nella rete 2.129GWh di energia.
Ha immesso nell'atmosfera 2.037.000 tonnellate di C02 con un incremento del 15% rispetto al 2014 quando ne erano state emesse 1.776.0000 tonnellate.
Non ci stancheremo mai di dire che un simile dato rappresenta un sfregio al nostro pianeta, capace di compromettere il futuro delle nuove generazioni e le condizioni di vita di tutti noi nel giro di pochi decenni.
Per continuare l'analisi prendendo in considerazioni gli inquinanti "più rilevanti" vi proponiamo la seguente tabella ottenuta rielaborando i dati di pagina 76:
Come si vede se NOx e Polveri hanno una diminuzione aumentano invece significativamente le emissioni di SO2 e CO, oltre che della già citata CO2.
Ecco quindi che, nonostante le belle parole contenute nei primi capitolo del documento dove si parla dei rapporti con il territorio, responsabilità ecc..., i freddi numeri ci danno un quadro sconfortante: hanno dopo anno la centrale continua a ammorbare i monfalconesi e a uccidere il pianeta.
E' reperibile al seguente link:
http://www.a2aenergiefuture.eu/gruppo/cms/ene/sostenibilita/dichiarazioni-ambientali/
Come sempre si tratta di un documento che merita un'analisi poiché riporta nel dettaglio i dati su energia prodotta, emissioni, combustibile, ecc...
Ecco quindi che veniamo a sapere che nel 2015 la centrale ha bruciato 870.000 tonnellate di carbone per immettere nella rete 2.129GWh di energia.
Ha immesso nell'atmosfera 2.037.000 tonnellate di C02 con un incremento del 15% rispetto al 2014 quando ne erano state emesse 1.776.0000 tonnellate.
Non ci stancheremo mai di dire che un simile dato rappresenta un sfregio al nostro pianeta, capace di compromettere il futuro delle nuove generazioni e le condizioni di vita di tutti noi nel giro di pochi decenni.
Per continuare l'analisi prendendo in considerazioni gli inquinanti "più rilevanti" vi proponiamo la seguente tabella ottenuta rielaborando i dati di pagina 76:
| Emissioni in atmosfera | Unità | 2014 | 2015 | variazione |
| SO2 | t | 312 | 371 | +19% |
| NOx | t | 1735 | 1481 | -15% |
| Polveri | t | 36 | 31 | -14% |
| CO | t | 76 | 92 | +21% |
| CO2 | t x 10³ | 1776 | 2037 | +15% |
Come si vede se NOx e Polveri hanno una diminuzione aumentano invece significativamente le emissioni di SO2 e CO, oltre che della già citata CO2.
Ecco quindi che, nonostante le belle parole contenute nei primi capitolo del documento dove si parla dei rapporti con il territorio, responsabilità ecc..., i freddi numeri ci danno un quadro sconfortante: hanno dopo anno la centrale continua a ammorbare i monfalconesi e a uccidere il pianeta.
lunedì 21 novembre 2016
Ma ARPA si è accorta dei nuovi limiti imposti dall'AIA 2014?
Scrivevamo in un precedente post che l'AIA 28/04/2014 impone a A2A di rispettare i limiti contenuti nel Decreto Legislativo 4 marzo 2014 n. 46 a partire dal 1° gennaio 2016.
Questi limiti sono riassunti nella seguente tabella:
(DVA-00_2014-0012089 pag.70)
* per il 97% di tutte le medie di 48h ; ** valore limite su base giornaliera
Come prescritto dalla stessa AIA questi parametri sono rilevati in continuo per i due gruppi a carbone in funzione e sono disponibili in tempo reale sul sito di ARPA FVG al seguente link:
http://www.arpaweb.fvg.it/ematmo/gmapsme.asp
Per visualizzare i dati della centrale di Monfalcone è necessario cliccare sulla mappa in corrispondenza dell'impianto.
Questo è quello che mostra in data odierna il sito ARPA:
X
informazioni
Come si vede il valore limite non è quello in vigore dal 1° gennaio 2016, ma è rimasto quello precedente.
Sarebbe molto interessante sapere se si tratta di una "svista" grafica del sito oppure se nel caso di superamento dei limiti di legge in ARPA nessuno se ne accorgerebbe.
Questi limiti sono riassunti nella seguente tabella:
Parametro
|
VLE (mg/Nmc)
|
SO2
|
200/220*
|
NOx
|
180**
|
PMx
|
20
|
CO
|
150
|
* per il 97% di tutte le medie di 48h ; ** valore limite su base giornaliera
Come prescritto dalla stessa AIA questi parametri sono rilevati in continuo per i due gruppi a carbone in funzione e sono disponibili in tempo reale sul sito di ARPA FVG al seguente link:
http://www.arpaweb.fvg.it/ematmo/gmapsme.asp
Per visualizzare i dati della centrale di Monfalcone è necessario cliccare sulla mappa in corrispondenza dell'impianto.
Questo è quello che mostra in data odierna il sito ARPA:
X
<< unita' 1 - dati del 18/11/2016
| parametro | unità di misura | valore rilevato | valore limite | stato del parametro |
|---|---|---|---|---|
| Ossidi di Azoto | mg/Nm³ | 98,3 | 550 | |
| Biossido di Zolfo | mg/Nm³ | 96,3 | 220 | |
| Polveri Totali | mg/Nm³ | 5,5 | 22 |
<< unita' 2 - dati del 17/11/2016
| parametro | unità di misura | valore rilevato | valore limite | stato del parametro |
|---|---|---|---|---|
| Ossidi di Azoto | mg/Nm³ | 102,3 | 550 | |
| Biossido di Zolfo | mg/Nm³ | 77,2 | 220 | |
| Polveri Totali | mg/Nm³ | 5,6 | 22 |
Come si vede il valore limite non è quello in vigore dal 1° gennaio 2016, ma è rimasto quello precedente.
Sarebbe molto interessante sapere se si tratta di una "svista" grafica del sito oppure se nel caso di superamento dei limiti di legge in ARPA nessuno se ne accorgerebbe.
lunedì 3 ottobre 2016
Il 2017 si avvicina, puntiamo tutto sulla revisione delle BREF?
E' annunciata per il prossimo anno la revisione delle BREF, e più volte i nostri amministratori hanno espresso il loro convincimento che questo avvenimento sarà la chiave di volta per dismettere il carbone nella centrale di Monfalcone.
Per capirci un po' di più dobbiamo fare un passo indietro:
Nel 2006 l'organo ufficiale della UE EIPPCB (European Integrated Pollution Prevention and Control Bureau) dopo un lungo studio comparativo sulle emissioni inquinanti in funzione delle varie tecnologie applicabili ai "grandi impianti" (centrali elettriche, cementifici, acciaierie, ecc...) stila un rapporto nel quale elenca i limiti emissivi che possono essere ottenuti applicando le "Best Available Techniques" . Attenzione: ci stiamo riferendo alle "migliori tecniche disponibili" nel 2006!
Il rapporto per quanto riguarda le centrali elettriche si può scaricare qui: lcp_bref_0706.pdf
Nelle prime pagine c’è il riassunto dei limiti, che per gruppi a carbone con potenza maggiore di 300MW termici (i gruppi a carbone di Monfalcone superano questa taglia) sono :
pag. V : Polveri 20 mg/Nmc
pag. VI : SOx 200 mg/Nmc
pag. VII : NOx 200 mg/Nmc
per impianti già in funzione.
Le BREF emanate dall' EIPPCB nel 2006 sono state recepite dalla commissione Europea con la DIRETTIVA 2010-75-UE che si può scaricare a questo link: 2010-75-UE
La direttiva è entrata in vigore il 6 gennaio 2011. Doveva essere recepita dagli Stati Membri entro il 7 gennaio 2013
L’Italia come sempre è in ritardo e la recepisce con il Decreto Legislativo 4 marzo 2014 n. 46 (Eccolo qui: D.L. 4/03-14 ) che entra in vigore 11 aprile 2014. Da quella data i limiti sopra riportati sono legge anche nel nostro paese.
Nel frattempo nel 2009 il Ministero dell'Ambiente ha emesso la prima AIA (DSA-DEC-2009-0000229 24/03/2009) per la centrale di Monfalcone allora di proprietà EON, consentendo emissioni secondo la seguente tabella:
* per il 97% di tutte le medie di 48h
(DSA-DEC-2009-0000229 pag. 29/47)
Come si vede se per l' SO2 il valore limite è quello delle BREF (ottenuto a fine 2008 grazie all'entrata in funzione dei desolforatori), per quanto riguarda NOx e PMx i limiti sono ben superiori a quelli l'EIPPCB considerava ottenibili nel 2006.
Con l'entrata in vigore della D.leg. 46 nel 2014 il Ministero dell'Ambiente emette una nuova AIA (DVA-00_2014-0012089 del 28/04/2014) e impone A2A nuovi limiti a cui adeguarsi entro il 01-01-2016:
* per il 97% di tutte le medie di 48h
** valore limite su base giornaliera
(DVA-00_2014-0012089 pag.70)
Così è con l'entrata in funzione dei denitrificatori nel dicembre 2015.
Ecco quindi che a partire dal 2016 alla Centrale di Monfalcone sono imposti i limiti che l'EIPPCB riteneva ottenibili con le migliori tecnologie disponibili nel 2006!
In questi 10 anni la centrale ha abbondantemente inquinato nel pieno rispetto della legge e delle autorizzazioni ministeriali!
Ora: se le nuove BREF del 2017 introdurranno nuovi e più stringenti limiti è probabile che ad A2A non convenga fare ingenti investimenti per "aggiornare" un impianto in funzione dal 1965.
Ma con la premessa appena fatta non ci stupiremmo se l'applicazione dei nuovi limiti del 2017 venisse imposta a A2A nel 2027 o chissà quando...
Nel frattempo i nostri amministratori avranno una comoda foglia di fico per poter dire: "non è colpa nostra, è il parlamento che non ha ancora approvato la legge... è il ministero che non ha ancora modificato l'AIA... ecc..."
Per questo continuiamo a pensare che solo la mobilitazione dei cittadini e un intervento "politico" da parte delle autorità potranno fermare il carbone a Monfalcone in tempi brevi.
Per capirci un po' di più dobbiamo fare un passo indietro:
Nel 2006 l'organo ufficiale della UE EIPPCB (European Integrated Pollution Prevention and Control Bureau) dopo un lungo studio comparativo sulle emissioni inquinanti in funzione delle varie tecnologie applicabili ai "grandi impianti" (centrali elettriche, cementifici, acciaierie, ecc...) stila un rapporto nel quale elenca i limiti emissivi che possono essere ottenuti applicando le "Best Available Techniques" . Attenzione: ci stiamo riferendo alle "migliori tecniche disponibili" nel 2006!
Il rapporto per quanto riguarda le centrali elettriche si può scaricare qui: lcp_bref_0706.pdf
Nelle prime pagine c’è il riassunto dei limiti, che per gruppi a carbone con potenza maggiore di 300MW termici (i gruppi a carbone di Monfalcone superano questa taglia) sono :
pag. V : Polveri 20 mg/Nmc
pag. VI : SOx 200 mg/Nmc
pag. VII : NOx 200 mg/Nmc
per impianti già in funzione.
Le BREF emanate dall' EIPPCB nel 2006 sono state recepite dalla commissione Europea con la DIRETTIVA 2010-75-UE che si può scaricare a questo link: 2010-75-UE
La direttiva è entrata in vigore il 6 gennaio 2011. Doveva essere recepita dagli Stati Membri entro il 7 gennaio 2013
L’Italia come sempre è in ritardo e la recepisce con il Decreto Legislativo 4 marzo 2014 n. 46 (Eccolo qui: D.L. 4/03-14 ) che entra in vigore 11 aprile 2014. Da quella data i limiti sopra riportati sono legge anche nel nostro paese.
Nel frattempo nel 2009 il Ministero dell'Ambiente ha emesso la prima AIA (DSA-DEC-2009-0000229 24/03/2009) per la centrale di Monfalcone allora di proprietà EON, consentendo emissioni secondo la seguente tabella:
|
Parametro
|
VLE (mg/Nmc)
|
|
SO2
|
200/220*
|
|
NOx
|
500/550*
|
|
PMx
|
30
|
|
CO
|
150
|
(DSA-DEC-2009-0000229 pag. 29/47)
Come si vede se per l' SO2 il valore limite è quello delle BREF (ottenuto a fine 2008 grazie all'entrata in funzione dei desolforatori), per quanto riguarda NOx e PMx i limiti sono ben superiori a quelli l'EIPPCB considerava ottenibili nel 2006.
Con l'entrata in vigore della D.leg. 46 nel 2014 il Ministero dell'Ambiente emette una nuova AIA (DVA-00_2014-0012089 del 28/04/2014) e impone A2A nuovi limiti a cui adeguarsi entro il 01-01-2016:
|
Parametro
|
VLE (mg/Nmc)
|
|
SO2
|
200/220*
|
|
NOx
|
180**
|
|
PMx
|
20
|
|
CO
|
150
|
** valore limite su base giornaliera
(DVA-00_2014-0012089 pag.70)
Così è con l'entrata in funzione dei denitrificatori nel dicembre 2015.
Ecco quindi che a partire dal 2016 alla Centrale di Monfalcone sono imposti i limiti che l'EIPPCB riteneva ottenibili con le migliori tecnologie disponibili nel 2006!
In questi 10 anni la centrale ha abbondantemente inquinato nel pieno rispetto della legge e delle autorizzazioni ministeriali!
Ora: se le nuove BREF del 2017 introdurranno nuovi e più stringenti limiti è probabile che ad A2A non convenga fare ingenti investimenti per "aggiornare" un impianto in funzione dal 1965.
Ma con la premessa appena fatta non ci stupiremmo se l'applicazione dei nuovi limiti del 2017 venisse imposta a A2A nel 2027 o chissà quando...
Nel frattempo i nostri amministratori avranno una comoda foglia di fico per poter dire: "non è colpa nostra, è il parlamento che non ha ancora approvato la legge... è il ministero che non ha ancora modificato l'AIA... ecc..."
Per questo continuiamo a pensare che solo la mobilitazione dei cittadini e un intervento "politico" da parte delle autorità potranno fermare il carbone a Monfalcone in tempi brevi.
martedì 27 settembre 2016
Suggerimenti per i nostri amministratori pubblici...
Riteniamo utile segnalare ai nostri amministratori pubblici l'articolo di Roberto Meregalli, pubblicato sul sito www.energiafelice.it e scaricabile al seguente indirizzo:
http://www.energiafelice.it/wp-content/uploads/2016/09/Centrali-Enel-dismesse-2016.pdf
Nell'articolo si spiega come Enel, dopo l'annuncio nel 2015 della dismissione di ben 23 vecchie centrali elettriche, di cui varie alimentate a carbone, abbia approntato un piano per riutilizzare i siti degli impianti.
Per alcuni sono già pronti i progetti di riqualificazione, che sono descritti uno per uno per nell'articolo.
Non vorremmo mai che, seguendo l'italica tradizione, si attendesse la chiusura della centrale di Monfalcone per iniziare appena a pensare cosa fare dell'area (e dei lavoratori).
http://www.energiafelice.it/wp-content/uploads/2016/09/Centrali-Enel-dismesse-2016.pdf
Nell'articolo si spiega come Enel, dopo l'annuncio nel 2015 della dismissione di ben 23 vecchie centrali elettriche, di cui varie alimentate a carbone, abbia approntato un piano per riutilizzare i siti degli impianti.
Per alcuni sono già pronti i progetti di riqualificazione, che sono descritti uno per uno per nell'articolo.
Non vorremmo mai che, seguendo l'italica tradizione, si attendesse la chiusura della centrale di Monfalcone per iniziare appena a pensare cosa fare dell'area (e dei lavoratori).
lunedì 11 luglio 2016
La nuvola scura sull'Europa
segnaliamo il recente rapporto della Health and Environment Alliance (Heal), Climate Action Network Europe (Can), Wwf e Sandbag, sugli effetti delle 280 centrali a carbone attualmente attive in Unione Europea.
Il rapporto (in inglese) può essere scaricato al seguente link: dark_cloud-full_report_final.pdf
Già da tempo gli studiosi stimano gli effetti delle centrali a carbone in termini di riduzione di anni di vita e ore di lavoro perse, per poi quantificare il danno economico creato. Il documento citato stima in 22900 le morti premature causate dalle centrali a carbone nel 2013 in EU, che si sommano a 11800 casi di bronchiti croniche e 21000 ricoveri ospedalieri. I costi per i sistemi sanitari sono stimati tra i 32.4 e i 62.3 miliardi di euro.
Nel report stilato dall'Università di Stoccarda nel 2013 "Estimating Health Risks caused by Emissions of Air Pollutants from Coal Fired Power Plants in Europe" ( vedi gpi_kohlestudie_technical_report.pdf ) si afferma che la centrale di Monfalcone è responsabile nel 2010 di 490 ‘years of life lost (YOLL)’ ("anni di vita persi" cioè dell'accorciamento della vita dell'insieme dei cittadini sui cui ricadono gli effetti dell'inquinamento ) , e 10330 'Work loss days (WLD)' (giorni di lavoro persi per malattie causate dall'inquinamento prodotto dalla centrale).
Questi numeri dovrebbero far riflettere chi afferma che la produzione di elettricità con il carbone è necessaria per avere un basso costo dell'energia: chi lo afferma non conteggia certo il costo umano ed economico pagato dall'insieme della società, ma evidentemente guarda solamente ai profitti delle aziende produttrici.
Il rapporto (in inglese) può essere scaricato al seguente link: dark_cloud-full_report_final.pdf
Già da tempo gli studiosi stimano gli effetti delle centrali a carbone in termini di riduzione di anni di vita e ore di lavoro perse, per poi quantificare il danno economico creato. Il documento citato stima in 22900 le morti premature causate dalle centrali a carbone nel 2013 in EU, che si sommano a 11800 casi di bronchiti croniche e 21000 ricoveri ospedalieri. I costi per i sistemi sanitari sono stimati tra i 32.4 e i 62.3 miliardi di euro.
Nel report stilato dall'Università di Stoccarda nel 2013 "Estimating Health Risks caused by Emissions of Air Pollutants from Coal Fired Power Plants in Europe" ( vedi gpi_kohlestudie_technical_report.pdf ) si afferma che la centrale di Monfalcone è responsabile nel 2010 di 490 ‘years of life lost (YOLL)’ ("anni di vita persi" cioè dell'accorciamento della vita dell'insieme dei cittadini sui cui ricadono gli effetti dell'inquinamento ) , e 10330 'Work loss days (WLD)' (giorni di lavoro persi per malattie causate dall'inquinamento prodotto dalla centrale).
Questi numeri dovrebbero far riflettere chi afferma che la produzione di elettricità con il carbone è necessaria per avere un basso costo dell'energia: chi lo afferma non conteggia certo il costo umano ed economico pagato dall'insieme della società, ma evidentemente guarda solamente ai profitti delle aziende produttrici.
martedì 17 maggio 2016
Segnaliamo: numero monografico sul carbone di Medicina Democratica
Riteniamo utile segnalare il numero 222-224 della rivista Medicina Democratica interamente dedicato al carbone. La mole di dati ed interventi è davvero impressionante.
Il documento in pdf è scaricabile al seguente link:
MD_222-224_luglio-dicembre_2015
Di seguito riportiamo il sommario:
Carbone o morte
Il documento in pdf è scaricabile al seguente link:
MD_222-224_luglio-dicembre_2015
Di seguito riportiamo il sommario:
DOSSIER
Carbone. Se lo conosci lo
combatti (e lo eviti)
a cura della Redazione di “Medicina
Democratica” pag.27
Impatto ambientale e
socio-sanitario del carbone in Italia
di Daniela PATRUCCO pag.31
Produzione e consumo di energia
in Italia e in Europa, ruolo del carbone
di Marco CALDIROLI pag.46
La Riviera del Carbone
di Giovanni BORRELLO pag.49
Vado Ligure e le altre. L’applicazione
della direttiva sulla prevenzione e riduzione integrata dall’inquinamento in
Italia
di Marco CALDIROLI pag.58
Epidemiologia eziologica,
sorveglianza sanitaria e prevenzione
di Piergiorgio DUCA pag.66
I medici in prima linea a
salvaguardia dell’ambiente
di Ugo TRUCCO pag.75
Perché dire stop al carbone?
a cura della Rete savonese
fermiamo il carbone pag.77
Uniti per la salute. Quando i
cittadini si battono per la tutela dei loro diritti nel solco dell’articolo 32
della Costituzione
a cura del Collettivo Uniti per
la Salute pag.80
Intervista all’Avvocato Roberto
Suffia
a cura di Maurizio LOSCHI pag.85
Intervista all’Avv. Matteo Ceruti
del Foro di Rovigo
a cura di Maurizio LOSCHI pag.87
Analisi metodologica sulla
consulenza dell’ILVA di Taranto
di Annibale BIGGERI e Piergiorgio
DUCA 89
L’ordinanza di sequestro del
11.03.2014
di Marco CALDIROLI e Maurizio
LOSCHI pag.95
Atto pubblico di costituzione del
Comitato Tecnico Scientifico di Savona (CTSS)
a cura della Redazione di “Medicina
Democratica” pag.102
Lettera aperta ai Medici di Base
della provincia di Savona
di Dario MIEDICO e Maurizio
LOSCHI pag.105
Sostituire ai freddi numeri le
persone e i loro drammi (e Modulo per la raccolta dei dati)
di Dario MIEDICO pag.106
Legalizzare l'illegalità per
salvare imprenditori e crimine organizzato
di Ferdinando IMPOSIMATO pag.110
All’ombra delle ciminiere – 40
anni di carbone e tumori a Savona
a cura della Redazione di “Medicina
Democratica” pag.112
Carbone o morte
di Eraldo MATTAROCCI pag.113
Attivismo ambientale, scienza e
diritto: tra negazionismo, criminalizzazione e censura
di Enzo FERRARA e Daniela
PATRUCCO pag.115
L’energia cooperativa: un nuovo
modello per la sovranità energetica
di Marco MARIANO pag.125
Intervista a Stefano Milano,
Libreria UBIK
a cura di Maurizio LOSCHI pag.126
Respinto il tentativo della
Tirreno Power di bloccare le lotte con le denunce
a cura della Redazione di “Medicina
Democratica” pag.128
Il futuro è nelle energie rinnovabili
di Giorgio FORTI pag.129
martedì 1 marzo 2016
La famigerata proroga dell'AIA
Pubblichiamo la lettera reperibile presso il sito del Ministero dell'Ambiente che comunica a A2A la proroga della scadenza dell'Autorizzazione Integrata Ambientale.
La lettera è protocollata il 24/11/2014, e con riferimento alla D.Lgs 46/2014 proroga di 8 anni la scadenza precedentemente fissata per il 2017.
Da novembre 2014 ad ora più volte si è riunito il tavolo tecnico che riunisce tra gli altri soggetti il Comune di Monfalcone e A2A per discutere dei rapporti inerenti il territorio e la centrale.
Ma a che serve questo tavolo tecnico se c'è voluto più di un anno per fa emergere un dato così importante?
La lettera è protocollata il 24/11/2014, e con riferimento alla D.Lgs 46/2014 proroga di 8 anni la scadenza precedentemente fissata per il 2017.
Da novembre 2014 ad ora più volte si è riunito il tavolo tecnico che riunisce tra gli altri soggetti il Comune di Monfalcone e A2A per discutere dei rapporti inerenti il territorio e la centrale.
Ma a che serve questo tavolo tecnico se c'è voluto più di un anno per fa emergere un dato così importante?
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